Intervista a Elvis Pilati del Ristorante Milleluci di Rubbio

Sale in zucca q.b, puntata 5

Da Tresché Conca, dove abbiamo intervistato il cuoco Giorgio Mosele della Locanda Stella Alpina, attraversiamo Canove e Asiago per dirigerci, senza indugio, a Rubbio, piccolo e ridente paese baciato dal sole, a mille metri di altitudine, a sud-est dell’Altopiano dei Sette Comuni. Qui, nel centro che conta una manciata di case e di locali, si trova il Milleluci, il ristorante di padron Elvis Pilati, dalla vista mozzafiato e dai piatti prelibati.

Avete indovinato! È proprio Elvis il nostro prossimo intervistato!

cucina

Ingrediente preferito?

Aglio orsino.

Birra o vino?

Vino.

Cosa non manca mai nel tuo frigo:

Burro e formaggio.

Cosa non manca mai nella tua dispensa:
Pasta, olio extravergine di oliva e pomodoro.
Se la tua cucina fosse musica, che genere sarebbe?
Rock progressive inglese, meglio se anni ’70.
Elvis e Giacomo Pilati Ristorante Milleluci
Cosa ascolti mentre cucini?
Se posso scegliere, rock inglese. Ma spesso non sono solo e non posso pretendere che capiscano certa musica, scendo dunque a un compromesso.
Il tuo piatto preferito:
Spaghetti al pomodoro, possibilmente con abbondante formaggio grana e peperoncino. Fatti come dio comanda… capita di rado.
Il piatto “ritenta e sarai più fortunato”
Fatto da me? Generalmente è “buona la prima”. La cucina non prevede la fortuna.
Da chi ti faresti cucinare qualcosa?
Da chi cucina con passione, ma non sempre basta, nemmeno l’amore. In entrambi i casi sono esigente 😉
Il posto più strano in cui ti è capitato di cucinare?
In un garage di macchine da corsa.

2 ingredienti che vorresti abbinare prossimamente nei tuoi piatti?
Se non fanno già parte dei miei piatti vuol dire che ancora non li conosco, rimango in trepidante attesa.
Un piatto o un ingrediente che ti ricorda l’Altopiano dei Sette Comuni?
Sinceramente non ho un piatto che mi ricorda l’Altopiano… è più legato al formaggio.
Quale parola cimbra ricordi?
Meel-kraut (erbe spontanee, miste, cotte in tegame, quali tarassaco, buon enrico, bruscandoli di prato, ortiche…).
Preferisci portare pasiensa o fagaro?
Pasiensa, pesa meno e ho mani e spalle da pasiensa no da menara.
Stai per andare in un bosco dell’Altopiano. Cosa metteresti nel rukksakh (zaino, in cimbro), che non sia cibo?
Binocolo, quaderno, penna, un coltello e acqua di cedro.
Il tuo posto preferito sull’Altopiano dei Sette Comuni?
La cresta da Monte Frola al Cogolin. Si possono vedere contemporaneamente Venezia e la sua laguna, e le Dolomiti con le pale di San Martino:  un posto unico.

Elvis Pilati

E s’incontrarono nel bosco

I ristoratori della Terra

C’erano una volta Giorgio Mosele, Gianpaolo Slaviero e Lorenzo Peron. Sembra l’inizio di una barzelletta, invece è l’inizio di una bella storia. La storia di tre cuochi che si avventurano nei boschi del loro amato Altopiano dei Sette Comuni, nel cui territorio

“non esistono castelli di Nobili, non esistono ville di Signori, né cattedrali di Vescovi, per il semplice fatto che la terra è del popolo e i suoi frutti sono di tutti come ad uso antico”

come scrisse egregiamente il compianto Mario Rigoni Stern, loro concittadino.

incontro

Amico bosco

È lì, in un bosco di abeti e noccioli, che si incontrano. Quel bosco che ha da sempre permesso la sussistenza delle genti, intimamente legate ad esso. Da lui hanno fatto legna per riscaldarsi, cucinare, e per trasformarla in carbone. Da lui hanno attinto legname per la costruzione delle abitazioni e dei paesi, ma anche, dopo il 1405 con il “Patto di Dedizione” dei Sette Comuni alla Serenissima, per alimentare la continua e consistente richiesta degli arsenali veneziani. Oggi da esso i nostri cuochi attingono bacche, erbe, fiori, muschio, frutti per impreziosire e donare sapore ai piatti, raccolgono rami secchi per alimentare la stufa su cui cucinare, lentamente, zuppe di cereali.

latte legna

Lorenzo, il panificatore. Gianpaolo, il custode del territorio. Giorgio, l’operatività

Lorenzo, un “Cappuccetto rosso al maschile, 4.0”, sta attraversando il bosco con un cesto di pagnotte da lui – cultore della panificazione – impastate. Il lievito madre profuma di montagne e quel pane sa di fresco e di rugiada.

pane

Al margine del bosco incontra Gianpaolo Slaviero, custode del territorio e della cucina cimbra. Sulle spalle una latta di latte appena munto, recuperato da una delle malghe patrimonio collettivo dell’Altopiano; tra le mani kraut, erbette odorose e spontanee raccolte scendendo da Mezzaselva e doppiamente buone, per il sapore che conferiscono alle pietanze, e perché depurative. Sono, del resto, il primo prodotto fresco che le genti di montagna consumano in primavera, dopo un lungo inverno passato a mangiare cibo conservato (sott’olio, sott’aceto).

latte

Il duo diventa presto un trio, con l’aggiunta di Giorgio Mosele, a caccia di erbe (anche lui) e di legna. Giorgio è il braccio operativo, rifornisce il trio, che presto si reca alla Capr’Allegra, dall’oste Stefano Fracaro, di legname per tenere viva la fornela della cucina. Un fuoco amico, quello della stufa, che va a sprigionare un calore lento, ideale per le lunghe cotture e per esaltare fragranze e consistenze.

fornela

Intervista a Giorgio Mosele della Locanda Stella Alpina di Tresché Conca

Sale in zucca q.b, puntata 4

Si sono messi in gioco, i nostri ristoratori, lasciandosi stuzzicare da domande irriverenti e curiose. Ci piace scoprire lati di loro ai più sconosciuti.

Oggi, per esempio, bussiamo alla porta della Locanda Stella Alpina di Tresché Conca per incontrare il cuoco Giorgio Mosele, in compagnia della moglie Glorianna.

Locanda Stella Alpina Ristoratori 7 Comuni

Gli intervistati delle puntate precedenti:

Qui la chiacchierata con Giorgio Mosele:

Ingrediente preferito?

Peperoncino.

Birra o vino?

Vino.

Cosa non manca mai nel tuo frigo:

Formaggio.

Cosa non manca mai nella tua dispensa:
Farina e riso.
Se la tua cucina fosse musica, che genere sarebbe?

Blues.

chef Giorgio Mosele

Cosa ascolti mentre cucini?
Generi misti.
Il tuo piatto preferito:
Spaghetti aglio, olio, peperoncino.
Il piatto “ritenta e sarai più fortunato”
Cacio e pepe.
Da chi vi fareste cucinare qualcosa?

Da una casalinga.

Il posto più strano in cui ti è capitato di cucinare?

La cantina di una scuola.

Chef Giorgio Mosele Locanda Stella Alpina

2 ingredienti che vorresti abbinare prossimamente nei tuoi piatti?
Violetta e pissacan.
Un piatto o un ingrediente che ti ricorda l’Altopiano dei Sette Comuni?
Il pino mugo.
Quale parola cimbra ricordi?
Skada un cunca (Tresché Conca).
Preferisci portare pasiensa o fagaro?

Fagaro.

Stai per andare in un bosco dell’Altopiano. Cosa metteresti nel rukksakh (zaino, in cimbro), che non sia cibo?
Libro e bicicletta.
Il tuo posto preferito sull’Altopiano dei Sette Comuni?

I costoni del monte Pau’.

Dire, fare, camminare, mangiare

Escursioni e cucina. Prima il “dovere”, poi il piacere

Estate, caldo, voglia di evadere. L’Altopiano dei Sette Comuni è un territorio che ha molto da offrire in fatto di attività e di passeggiate. Sono infiniti i percorsi tra cui scegliere e variano a seconda degli interessi personali: storia, flora, fauna, micologia…
Il nostro interesse di oggi è… un pranzo al Milleluci di Elvis Pilati, a Rubbio, e all’Albergo Ristorante K2 di Gianpaolo Slaviero, a Mezzaselva di Roana.
Sono gli stessi cuochi a indicarci le escursioni da compiere per arrivare “affamati” alle loro tavole.

GIRO DELLA VAL DI POZZOLO

Si tratta di un giro semplice, su mulattiera, facilmente accessibile a piedi o in bici da tutti, che attraversa pascoli, boschi, malghe, con vista sulla valle.

val di pozzolo

GIRO DI VALLERANA

Anche questo è un percorso semplice, adatto a tutti, a piedi o in bici, su mulattiera, attraverso i pascoli e i boschi della valle.
Uno dei maggiori punti di interesse è la pozza di Vallarana che, si presume, riceva acqua da una falda, fatto molto particolare visto l’alto carsismo della zona, ricca di grotte. La Vallarana è perpendicolare alle famose grotte di Oliero.

VALLERANA
Nell’intersezione con la strada di Vallaraneta è ancora visibile il cippo di Confine dell’antica Repubblica Veneziana datato 158(4).

cippo di Confine dell’antica Repubblica Veneziana

GIRO DA VAL DI POZZOLO – VALLERANETTA – TRINCERONI DI CAMPOLONGO E RITORNO

Il percorso, in parte su mulattiera fino a Vallaranetta, si inerpica – a seguire – in un sentiero più impegnativo. È percorribile a piedi senza grandi problemi, mentre per la bici ci vuole più esperienza, date le salite impegnative, strette e scoscese, in alcuni casi esposte.

GIRO DA VAL DI POZZOLO - VALLERANETTA – TRINCERONI DI CAMPOLONGO E RITORNO

Segnaliamo anche i trinceroni del Monte Campolongo, a Rubbio, sui luoghi della Grande Guerra.

SELVART

Poco distante dall’Hotel Ristorante K2 si entra nel Parco Arte Natura SelvArt. L’idea di questo parco nasce dallo scultore Marco Martalar, in collaborazione con la Pro Loco di Mezzaselva, per recuperare e valorizzare l’area boschiva. Nato nel luglio 2016 con le prime installazioni scolpite in loco a partire da ciò che la natura offre, si è arricchito nel tempo di nuove installazioni. Un parco dedicato all’arte ambientale e contemporanea.

Selvart

E poi… buon appetito!

Intervista a Gian Paolo Slaviero del Ristorante K2 di Mezzaselva

Sale in zucca q.b, puntata 3

È ormai un appuntamento fisso, nel nostro diario di bordo, l’intervista ai ristoratori dei Sette Comuni per scoprire “lati oscuri” della loro personalità e della loro professione.

Oggi i riflettori si accendono su Gian Paolo Slaviero, del Ristorante K2 di Mezzaselva.

chef Gian Paolo Slaviero Ristorante k2 Mezzaselva

Per un riassunto delle puntate precedenti vi rimandiamo a:

Ecco cosa ci ha risposto chef Slaviero:

Ingrediente preferito?

Zenzero.

Birra o vino?

Vino.

Cosa non manca mai nel tuo frigo:

Gas.

Cosa non manca mai nella tua dispensa:

Fagioli.

Se la tua cucina fosse musica, che genere sarebbe?

Rock.

chef Gian Paolo Slaviero Ristorante K2 Mezzaselva

Cosa ascolti mentre cucini?

Dipende dal menù o dalla giornata: dai grandi classici al celtico, al Western.

Il tuo piatto preferito:

Non esiste.

Il piatto “ritenta e sarai più fortunato”

Capesante al forno.

Da chi vi fareste cucinare qualcosa?

Trimalcione.

Il posto più strano in cui ti è capitato di cucinare?

Un pontile calabro.

chef Gian Paolo Slaviero Ristorante K2 Mezzaselva

2 ingredienti che vorresti abbinare prossimamente nei tuoi piatti?

Marasche, corteccia d’abete.

Un piatto che ti ricorda l’Altopiano dei Sette Comuni?

Stigghiole, piatto che ha come ingrediente base le budella.

Quale parola cimbra ricordi?

Stèarn (stella).

Preferisci portare pasiensa o fagaro?

Fagaro.

Stai per andare in un bosco dell’Altopiano. Cosa metteresti nel rukksakh (zaino, in cimbro), che non sia cibo?

Menara e accendino.

Il tuo posto preferito sull’Altopiano dei Sette Comuni?

Casa mia.

slaviero-03

Flora edibile

Cucinare con i fiori

I giardini, i prati, i boschi dell’Altopiano dei Sette Comuni di materia prima profumata e colorata ne offrono a volontà. Parliamo proprio dei fiori, elementi esteticamente attraenti e frequentemente utilizzati come decorazione di piatti. Ma… oltre che affascinanti, molti di essi sono buoni. E sono veramente tante le ricette che possono includerli.

Qui qualche suggestione:

TARASSACO

Ricorda il miele, ma non lo è. È una sorta di composta dolce, ideale da abbinare ai formaggi, ed è realizzata con il “pissacan”. Basta bollire in abbondante acqua, per un’ora, i fiori gialli di tarassaco (che sono ampiamente presenti sui nostri prati), filtrare il liquido e riportarlo ad ebollizione con scorza di limone e zucchero. Una volta ottenuto lo sciroppo, spegnere il fuoco e raffreddare.

GERANI

Sui nostri balconi abbondano e portano colore. Sono i gerani, i cui petali possono accompagnare i formaggi e i latticini in generale, soprattutto quelli a pasta molle, come la ricotta.

flora

LILLÀ

I fiori di lillà, dall’inconfondibile profumo e dal sapore agro dolce, tendente all’agrumato, li impieghiamo ampiamente nei dessert: dalle crostate agli yogurt alle creme di guarnizione.

PRIMULA

Con i raccolti di primavera (sono i primi fiori che compaiono nei nostri prati), dal sapore delicato e dolce, andiamo ad aromatizzare l’aceto di vino con cui condiamo le insalate di stagione.

fiori edibili

CALENDULA

Dal gusto quasi pepato e sapido, conferisce un tocco “lussuoso” a tutti i piatti. I petali di calendula, di colore giallo, possono essere utilizzati al posto dello zafferano e andare a colorare (e insaporire) i risotti.

ACACIA

Per un antipasto sfizioso, non c’è niente di meglio che un piatto di fiori di acacia fritti con una pastella a base di birra e farina di riso. Croccanti e gustosissimi!

VIOLA

Bellissimo fiore dal sapore delicato di menta. Buono nelle insalate, nella pasta, ma anche nei dessert, nei piatti a base di frutta, e nelle bibite estive per insaporire e colorare il bicchiere.

flower

Voi che uso fate dei fiori?